ODE A BIOSHOCK

Un uomo sceglie, uno schiavo obbedisce.

Spesso non siamo noi a scegliere la storia, ma è la storia che sceglie noi. Spesso siamo coinvolti in situazioni, fatti, avvenimenti che semplicemente non ci appartengono, da cui tuttavia non possiamo sfuggire senza un diretto intervento. Spesso in queste situazioni crediamo di avere il completo controllo di noi stessi. Ma in realtà non è così. Non facciamo altro che agire per istinto o per una sensazione di inevitabilità che ci pervade, che ci opprime, come se la nostra stessa azione fosse l’unica scelta che abbiamo. Azione o stasi.


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L’inizio della nostra storia

E così ci ritroviamo in mezzo all’oceano, unici superstiti di un disastro aereo che ci ha lasciato vivi ma soli, nel bel mezzo del nulla. E qui un faro si erge. Senza ragione apparente, senza motivo valido. Completamente senza senso. Così facciamo l’unica scelta che ci è possibile fare in un frangente del genere. Raggiungiamo il faro, e ci entriamo; e qui la storia ci prende, ci incatena e il nostro libero arbitrio non conta più nulla. Conterà solo sopravvivere, conterà solo scegliere se andare avanti, o restare fermi. Ma non sarà una vera scelta, perchè in realtà non avremo alternative.


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Questo è Bioshock

Voglio premettere che non farò spoiler di nessun genere in questo post, così potrete recuperare questa perla senza che qualcuno vi rovini la trama. Perdonate questa introduzione così teatrale: la teatralità non mi appartiene, ma questo gioco è la teatralità fatta ad intrattenimento videoludico. Comprendo la perplessità nel 2019 ad emozionarsi tanto per un videogioco fps dalle meccaniche consolidate come è Bioshock. Per comprendere la vera natura di questo gioco bisogna averlo giocato nel lontano 2007, all’uscita. Mi ricordo il trailer di lancio, il mio stupore e la mia meraviglia. E mi ricordo TUTTO dell’esperienza di gioco. Ecco, parliamo proprio di questa. Sono felice di poter dire che Bioshock è il mio gioco preferito di SEMPRE, e quando mi viene chiesto il perchè la mia risposta è semplice: “Non ho visto prima o dopo Bioshock un gioco che fosse perfetto in ogni aspetto. Non conosco un gioco a cui non ho trovato un difetto nemmeno a cercarlo con il lanternino come è stato per Bioshock.”


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Partiamo dal gameplay

Bioshock è uno sparatutto, nulla di strano o rivoluzionario in questo. Definirlo un banale FPS è comunque riduttivo, essendo presenti fortissime influenze del mondo dei giochi di ruolo. Loot dei cadaveri, loot di cestini, casse, mobili. Questa fu una rivoluzione in un’epoca in cui se dicevi FPS, dicevi Halo. In più aggiungiamo i poteri che ci conferiscono i plasmidi, questa rivoluzione bio-genetica che ha distrutto un’intera società, anzi potremmo definirla una nuova civiltà. Ma non voglio entrare troppo nel merito, per evitare di entrare nel campo minato dello spoiler. I ragazzi di Irrational Games hanno avuto la lungimiranza di prendere le migliori meccaniche degli RPG e applicarle in modo saggio e soprattutto coerente ad un fps di stampo più tradizionale. Prendere un sistema di gioco consolidato come lo sparatutto e stravolgerlo, rivoluzionandolo proprio nel momento di massimo lustro di questo tipo di videogioco; questo ha fatto gridare qualcuno allo scandalo ma soltanto finchè, joypad alla mano, non si è dovuto ricredere. Il gameplay funziona dannatamente bene. Non hai mai la sensazione di ripetitività, non avrai mai l’arma definitiva con cui shotterai i nemici. Non avrai mai la soluzione a tutti i problemi con un fucile. È estremamente vario e ti concede la possibilità di risolvere situazioni apparentemente complesse in mille modi differenti. Magari persino senza sparare un singolo proiettile. E il sistema di gioco non è il punto forte di Bioshock. Nemmeno lontanamente.


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Un’ambientazione unica

Mi sembra d’obbligo a questo punto parlare dell’ambientazione e del design più in generale. Wow. Credo in tutta franchezza che quest’ambientazione sia di gran lunga la migliore che io abbia mai visto in un videogioco. Rapture è avvolgente, soffocante, opprimente. E meravigliosa al tempo stesso. Non avrete mai la sensazione di tranquillità, con un senso di ansia ed angoscia che non arriverà solo dai nemici, ma dalla stessa architettura dei livelli labirintici. Lo stile steampunk fuso con richiami stilistici degli anni 40/50, periodo in cui è effettivamente ambientato il gioco, rende tutto dannatamente bello da vedere. Malinconico a tratti. E sempre spaventoso.


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Design e atmosfera

Parliamo anche del design dei personaggi. Credo che qui abbiamo un esempio lampante di cosa voglia dire creare un antagonista con i fiocchi. Posso parlarne perchè è davvero impossibile che non abbiate mai visto un’immagine di un Big Daddy. Lo vedete in foto e sembra davvero il personaggio più figo di sempre. Ve lo trovate di fronte, e capirete quanto possono essere infernali e mortali. Ma non sono solo i giganti di Rapture a colpire per lo studio e la dovizia di particolari. Tutti i personaggi che troveremo nel nostro viaggio sono unici, con un design assolutamente magnifico, perfettamente in linea con un universo narrativo mai visto in precedenza.

Soundtrack e vera emozione

Restando sull’ambientazione, parlerei anche delle musiche. Non sono tipo da colonne sonore, specialmente di videogiochi, ma quella di Bioshock è un piccolo capolavoro nel capolavoro. Tanto che la collector’s edition di Bioshock 2 conteneva anche il vinile della colonna sonora. Non c’è niente che crea sensazioni contrastanti più del sottofondo musicale. Sempre angosciante, sempre con quella punta di malinconia, sempre incredibilmente bello da ascoltare nonostante tutte le emozioni che suscita. Non è la classica colonna sonora fatta per vendere CD, ma fatta per essere complementare all’ambientazione, farne parte e aggiungerci qualcosa che il semplice design degli spazi non può darvi.


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E la storia?

Arriviamo alla trama: si, perchè un gioco può essere tecnicamente e concettualmente meraviglioso, ma è la trama che fa la differenza in un gioco di questo genere. Inutile dire che persino questa è sublime. È davvero difficile parlarne senza fare spoiler, senza raccontare anche solo in parte quanto sia bella la storia della nostra avventura. E quanto questa avventura ci renda consapevoli di una tragica verità: noi non siamo MAI i veri artefici del nostro destino nei videogiochi. Dove sta la nostra libertà di scelta se le uniche alternative che ci vengono date sono andare avanti o non fare nulla? Bioshock fonda una gran parte del suo arco narrativo su questo quesito. Siamo uomini o siamo schiavi? Quel che crediamo essere un nostro intento è realmente nostro o è quello che qualcun altro ci ha bisbigliato nell’orecchio quando eravamo troppo distratti per accorgercene? Come possiamo avere una morale e fare dunque le scelte giuste, se nemmeno le nostre azioni sono comandate dalla nostra volontà? Come possiamo discernere il giusto dallo sbagliato, quando l’utilitarismo estremo governa il nostro universo?

Una narrazione rivoluzionaria

Ma anche le migliori storie, hanno bisogno della giusta narrazione. E qui la narrazione non è lasciata a esseri sovrannaturali esterni al gioco, a voci fuori campo o a flashback narrativi. Qua la storia ci viene raccontata in prima persona, direttamente dai protagonisti delle vicende. Attraverso una serie di registrazioni che troveremo regolarmente lungo il percorso, ci sarà permesso comprendere l’evoluzione, l’involuzione e infine la caduta e di Rapture, con racconti a volte apparentemente privi di senso, a volte carichi di rimorso e risentimento, a volte pieni di odio e di violenza, altri ricolmi solo di pura follia. Una narrazione diretta, eppure opzionale. Puoi interessarti di quel che ha portato il mondo in cui ti sei ritrovato, oppure semplicemente andare avanti, senza porti alcuna domanda, senza guardare in faccia a nessuno. Semplicemente procedendo sempre dritto sulla tua strada. Ma è davvero la tua strada?

In conclusione…

…quando un videogioco, un film, un libro, qualsiasi mezzo di intrattenimento, ti lascia più domande che risposte, vuol dire che siamo di fronte ad un capolavoro. Un’opera che non ci ha solo intrattenuto, ma che ci ha spinto a riflettere, a ragionare, a prendere a volte una posizione morale che poi non vediamo rispettata dalle nostre azioni, per via di universo che ci spinge ad agire come dev’essere fatto, come qualcuno o qualcosa ci spinge a fare, e non come vorremmo. Questo è Bioshock, un gioco che ti può riempire o svuotare, che vi terrà sicuramente attaccati allo schermo come pochi altri titoli FPS, e che vi assicuro, cambierà completamente la vostra visione videoludica. E non soltanto.


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2 pensieri su “ODE A BIOSHOCK

  1. Grande articolo! Sembra assurdo ma ho recuperato bioshock solo l’anno scorso (remastered per ps4). Non posso aggiungere niente alla tua completa e sentita disamina di un’opera che resiste agli anni come solo i capolavori sanno fare. Ora mi aspetta il sequel (anche se non ne ho sentito parlare in termini così entusiastici) ed infinite.

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