L’ALIENISTA – RECENSIONE

Per quanto tutti le critichino, io ADORO le trasposizioni su pellicola di film e serie narrative. Amo l’impegno che viene messo nella realizzazione di qualcosa che esiste soltanto nella testa dello scrittore, e nonostante tutti le critichino, credo che TUTTE le trasposizioni meritino almeno una visione.

Certamente ci sono opere riuscite meglio di altre, opere che si distaccano completamente dal lavoro originale, opere totalmente inutili…è un settore del cinema in cui tutti dicono la loro, e tutti hanno ragione. Per quanto io ritenga la trilogia de Il Signore degli Anelli uno dei capolavori indiscussi del cinema fantasy, la maggior parte dei cultori delle opere di Tolkien, la reputano un insulto al romanzo ed al genio dell’autore stesso. E probabilmente sia io che loro, abbiamo ragione.

Questo preambolo è per dire una cosa semplice: se devo scegliere tra leggere un libro o guardare un film/serie TV ispirata al libro stesso, sceglierò sempre la seconda, con le dovute eccezioni.

Quando, pochi giorni dopo che la mia ragazza avesse finito il libro “L’alienista” di Caleb Carr, è stato annunciata la serie Netflix, sono andato in brodo di giuggiole. Lei non ha fatto che parlarmi un gran bene del libro, concludendo ogni discorso con “lo dovrai leggere!”. Sapere di poter risparmiare ore ed ore di lettura, mi ha tolto un gran peso dallo stomaco. Poi ho letto il cast, e allora BRIVIDI. Quando metti insieme due attori come Luke Evans e Daniel Brühl, non può che uscirne un capolavoro. Poi ci aggiungi Dakota Fanning, che da un tocco femminile di tutto rispetto, e il successo non può che essere dietro l’angolo.

Infatti così è stato, almeno personalmente. Difficilmente una serie da 45 minuti a puntata riesce a tenermi incollato alla TV per 10 puntate, senza distrazioni e senza ripensamenti o deviazioni su altre serie. Ma “L’alienista”, ragazzi, è davvero un tunnel: più ti addentri e più capisci che l’unica strada da percorrere è quella che hai di fronte a te. Certamente non è la serie più leggera che si possa trovare su Netflix, ma altrettanto sicuro è che vi terrà incollati dall’inizio alla fine. Non vi verrà voglia di guardarla tutta d’un fiato proprio perchè è molto psicologica e a tratti anche tragica. Avrete bisogno di qualche pausa.

Per certi aspetti mi ha ricordato moltissimo Mindhunter (leggi qui la mia recensione), meno fottuta di cervello e più “user-friendly”.

La storia è estremamente avvincente, come i migliori thriller psicologici che Hollywood possa offrire; la recitazione è strepitosa, la sceneggiatura anche. Poi ci sono le ambientazioni, che io semplicemente adoro. In questa New York nel pieno della sua espansione, a cavallo tra 1800 e 1900, tutto sembra così cupo e buio da farla sembrare alla Gotham dell’omonima serie. Magnifica.

Ha soddisfatto persino la mia ragazza, che al contrario di me è sempre molto critica sulle trasposizioni libro/pellicola; ha dovuto, con un pizzico di riluttanza, confermare che la serie è assolutamente fedele al libro, fatta eccezione per un paio di licenze cinematografiche che però non vanno ad influire in nessun modo sulla trama.

La consiglio TANTISSIMO, attualmente una delle mie serie TV preferite, anche se (piccolo spoiler) sto guardando la seconda parte de “La casa di carta”, e magari la mia personale classifica verrà stravolta a breve.

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