LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT – RECENSIONE

Classico sabato sera da divano: pizza, due gatte acciambellate una su un bracciolo e una sull’altro, la mia compagna di vita a fianco…e Netflix, ovviamente. Dopo svariati mesi di convivenza e di sabati sera di questo genere, iniziamo ad aver difficoltà a trovare qualcosa che ci interessi davvero vedere, se non altro qualcosa che non abbiamo ancora visto.

Il rituale è sempre lo stesso: ci sediamo, ci giochiamo a pari o dispari la possibilità di scegliere il film della serata, perdo, classico film romantico strappa lacrime. Ma questa settimana qualcosa nei programmi della mia ragazza è andato storto: ho vinto a pari o dispari. La cosa ha preso alla sprovvista anche me, che non mi ero preparato nessuna reale proposta. Così inizio a scorrere il catalogo di Netflix, partendo dai consigliati per me.

Ad un certo punto mi imbatto in “Lo chiamavano Jeeg Robot”; ne avevo sentito parlare molto bene, ma essendo una produzione italiana…sappiamo tutti cosa aspettarci solitamente. Ma per una volta do un calcio ai miei pregiudizi e lo faccio partire.

Il film è davvero bello, stranamente aggiungerei. È il primo film italiano che non mi induce al suicidio dopo 22 minuti, che non mi fa sentire in colpa con me stesso e che non mi fa arrabbiare per una qualche situazione di corruzione. Finalmente un film per INTRATTENERE! Sembra che in Italia il cinema debba essere o ad alto contenuto artistico e semantico, o il più becero pattume. Dov’è finita la via di mezzo? Il mondo spende miliardi di dollari per vedere film “mediocri”, di intrattenimento, e noi non siamo capaci a farli? Ma chi l’ha deciso?

La storia è semplice, nè innovativa nè inutilmente arzigogolata (l’ho dovuto riscrivere 4 volte) ma non per questo meno efficacie e senza colpi di scena, anzi. I personaggi sanno conquistarti, specialmente lo Zingaro, chiaramente ispirato sia al Joker che a Due facce dell’universo DC, è interpretato alla perfezione da Luca Marinelli, interpretazione che gli è valsa un David di Donatello strameritato.

C’è davvero poco da dire parlando del film in se e per se; c’è molto da domandarsi invece sul perchè produzioni di questo tipo e di questo livello siano così limitate nel panorama italiano. Gli attori di livello li abbiamo, eccome se li abbiamo, i registi li abbiamo; perchè ci limitiamo a produrre film impegnativi ed impegnati nel sociale, che interessano poco e ad una nicchia molto limitata di persone, quando abbiamo un potenziale davvero enorme sia dal punto di vista recitativo che registico? Suvvia. Creiamo per intrattenere e non per far vedere quanto siamo bravi e politically correct.

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