LA CASA DI CARTA – RECENSIONE

Quando si parla di Spagna e di serie TV, la primissima cosa che ad ogni cristiano della mia generazione viene in mente è Paso Adelante. Ebbene si, furfantello, l’hai guardato anche tu Paso Adelante alle 15.00 spaccate di ogni giorno, dopo i Simpson; far finta di niente è inutile. È molto facile comprendere quindi la mia perplessità quando sul catalogo sterminato di Netflix vengo colpito da una serie targata appunto Netflix, ma realizzata in Spagna.

Sentivo già puzza di cagata pazzesca ancora prima di aprire la schermata di presentazione dedicata. In supporto all’orgoglio spagnolo è arrivata però la sorella della mia compagna, che su Netflix ci vive, e che mi consiglia caldamente di guardarla. Decido di ascoltarla e inizio il viaggio in quella che è La Casa di Carta.

L’intera serie ruota attorno ad una rapina molto particolare: non si tratta della solita rapina in banca o in una gioielleria, bensì in un colpo alla zecca di stato spagnola. Il piano per la realizzazione del colpo è stato pensato da un enigmatico individuo che si fa chiamare il Professore, mentre la realizzazione del colpo viene lasciata ad una serie di criminali e truffatori specializzati, ognuno con compiti ben precisi e con un ruolo fondamentale nella vicenda.

La serie è inaspettatamente BELLA: avvincente, psicologica, un pizzico romantica e molto molto coinvolgente. Me la vedo tutta d’un fiato…fino a circa metà; se le prime 6/7 puntate sono tutto quanto detto prima, la seconda metà della serie fatica a decollare, dando l’impressione di tirare per le lunghe una storia che iniziava ad avere lacune dal punto di vista ideologico. Teoria confermata dal fatto che per buona parte della serie si demonizza un personaggio in particolare, tra l’altro personaggio che ADORO, per poi con un pretesto rimetterlo da parte, come se nulla fosse. Tuttavia le ultime puntate della serie, riescono a recuperare il pathos delle prime, così da tenervi incollati alla TV fino all’ultimo secondo, lasciandovi con più domande che risposte. Ho apprezzato moltissimo anche la recitazione e la regia di tutti gli episodi, soprattutto l’assenza di quella recitazione sopra alle righe prettamente ispanica, con gestualità talmente innaturali da rendere finta persino le scene più autentiche e genuine.

So di fare un mezzo spoiler, ma inaspettatamente la serie non finisce con la conclusione della prima stagione, come pensavo inizialmente. Questo potrebbe essere sia un bene che un male, a seconda di come verrà sfruttata quest’opportunità da sceneggiatori e produttori. È difficile mantenere la giusta tensione su più stagioni per un evento ambientato in pochi giorni, e ancora più difficile sarà non cadere nella ripetizione di situazioni già accadute. Staremo a vedere.

Promossa a pieni voti questa serie, dimostrazione del fatto che qualche buona idea riusciamo ad averla anche in Europa e che non tutte le nostre realizzazioni devono essere pietose a prescindere. La speranza è che questa prima stagione sia solo la prima di una serie davvero degna di essere ricordata a livello mondiale.

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