UNA SERIE DA PAZZI

Attualmente sono un po’ arenato per quanto riguarda il comparto videogiochi; gli ultimi titoli che ho provato non mi hanno soddisfatto in toto e questo mi ha fatto perdere fiducia e voglia di giocare assiduamente. In più mettiamoci il grosso impegno di tempo e denaro che sta richiedendo la mia nuova passione per Warhammer. Tutto questo contribuisce ad un parziale intorpidimento della mia attività sul blog. Però c’è un aspetto a cui non ho mai dato molto risalto del mio essere NERD che però mi accompagna tutti i giorni, a pranzo e a cena qualsiasi cosa succeda: la visione di serie TV. In particolare oggi voglio parlare di una serie Netflix che ho appena finito di vedere e che mi ha lasciato un po’ confuso. Parliamo di Mindhunter.Mi risulta difficile inquadrarla come serie, a metà tra poliziesco e dramma psicologico: Mindhunter parla di Holden Ford, agente dell’FBI che negli anni ’70 grazie ad un intuizione geniale, definisce i primi concetti di catalogazione criminale attraverso uno studio condotto in prima persona su serial killer realmente esistiti che hanno sconvolto gli Stati Uniti. Nel suo studio viene accompagnato dal collega di scienze comportamentali Bill Tench e dalla dottoressa Wendy Carr, fondatori del primo vero ufficio adibito allo studio scientifico dei comportamenti devianti che portano a trasformare una persona qualunque in un sociopatico serial killer.

L’idea alla base della serie è tratta da una storia vera, ed è davvero molto intrigante, tanto da portarmi a fare ricerche personali sui personaggi reali presenti nella serie.

Ora che ho finito di vedere la prima stagione, posso consigliare questa serie? Ehhhhh…..Non lo so.

Non sono sicuro di quanto ho visto; mi spiego meglio, prima di iniziare la prima puntata mi aspettavo un poliziesco, in stile CSI o più banalmente La signora in giallo, invece mi trovo immerso in un dramma psicologico in cui il giusto e lo sbagliato mi vengono mixati nel cervello per poi farmeli colare dal naso . Si comprende il filo conduttore che unisce tutta la serie, si può anche prendere le parti di un personaggio piuttosto che di un altro, ma alla fine il senso di confusione generale è molto forte. Le ultime due puntate specialmente mi hanno dato un forte senso di angoscia e di bipolarismo, una forte insicurezza su quale fosse il comportamento giusto da tenere in una situazione analoga a quella rappresentata.

In definitiva, è una serie che merita la visione? Per capirlo di solito valuto quanto forte sia la mia voglia di vederne ancora e in questo caso la curiosità è davvero tanta, soprattutto per verificare se la teoria principale che gira su internet (contenente spoiler), e sulle quali sono totalmente d’accordo, si avvererà a o meno. Qualitativamente è una serie davvero ottima, ben recitata, con un’ottima sceneggiatura e con un filtro di colore sempre tendente al cupo anche in ambienti ben illuminati, finezza tecnica ma di grande impatto nel quadro d’insieme delle emozioni contrastanti che vuole sicuramente lasciare la serie.

Riprendendo la domanda di prima, si, è una serie che consiglio vivamente, a piccole dosi.

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