GAME STORY – RELAX

Ok, avevo detto che il post di oggi sarebbe stato su Bloodborne. Chiedo perdono, ma come dice il buon Caparezza, mi contraddico così spesso che questo fa di me una persona coerente. C’è una buona ragione se oggi non parlerò di Bloodborne, e non è a causa del chierico belva che mi sta facendo morire una volta dietro l’altra in maniera davvero imbarazzante, bensì perchè negli ultimi giorni ho provato, e finito, un gioco che mi ha davvero shockato per svariati motivi. Parliamo del gioco dell’anno 2012, Journey.Come sono finito a giocare ad un gioco del 2012 oggi, nel 2016? Presto detto: all’epoca in cui è uscito questo titolo, non possedevo la PS3, e per quanto avessi sentito parlare molto bene di questo gioco, non avevo mai avuto occasione di provarlo, e nemmeno mi ero fatto troppi problemi. Come avrai letto, la scorsa settimana ho acquistato la PS4 Slim e con essa l’abbonamento a Playstation Plus, ovviamente. Questo mese, per gli abbonati, c’erano in regalo Lords of the Fallen (work in progress) e, appunto, Journey versione rimasterizzata. Quando l’ho visto, mi si sono illuminati gli occhi e ho subito pensato che finalmente avevo l’occasione di giocare ad un titolo che mi aveva incuriosito, all’epoca, perchè non capivo come un gioco così apparentemente privo di gameplay avesse potuto vincere il titolo di gioco dell’anno.

Cazzo, l’ho capito subito.

Non è un gioco difficile o impegnativo, non saprei nemmeno se inserirlo nella categoria avventura, puzzle o platform; si posiziona nell’ideale via di mezzo tra questi 3 generi. Il titolo dice già tutto sul gioco, Journey, viaggio, ed è di questo che tratta il gioco. Siamo un esserino senza nome che ha una missione, arrivare la, su quella montagna che all’inizio vediamo molto lontana, ma che piano piano vediamo sempre più da vicino. Tutto in un mondo deserto, nel vero senso della parola, dove l’unico aiuto ci viene dato da foglietti volanti che ci potenziano nelle capacità di salto, e da uno strano individuo bianco che ci appare in visione per indicarci la strada da seguire.

Non ci sono dialoghi, non c’è davvero altro. Il gioco è tutto qui. Ed è un’esperienza bellissima, impreziosita da un multiplayer cooperativo per nulla invasivo e che rende davvero l’idea di quel che stiamo affrontando; tutti gli esserini sono uguali e tutti puntano allo stesso obiettivo, finendo quindi per aiutarsi a vicenda. Ho chiamato questo post “Relax” perchè questa è l’emozione principale che trasuda questo videogame, pace e armonia, sensazioni che solo un viaggio in cui non è tanto la meta l’importante, quanto il percorso che si intraprende per arrivarci.

Raramente ho giocato ad un titolo di questo genere, mai su console e mai in esclusiva. Sono rimasto davvero meravigliato da Journey, soprattutto contando che ci ho giocato per la maggior parte del tempo assieme al mio nipotino di 4 anni, che una volta finito il gioco (ci ha giocato pure lui, in barba a chi dice che i giochi belli sono solo quelli difficili), mi ha chiesto se potevamo ricominciarlo perchè gli era piaciuto un sacco. Credo che questo sia il complimento più grosso che si può fare a Journey.

Quando un gioco riesce ad intrattenere indistintamente un ragazzo di 24 anni e un bambino di 4, vuol dire che stiamo parlando di un capolavoro. Chapeau.

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