GAME STORY – NON È UN UNIVERSO PER VECCHI

Ebbene si, dopo averne parlato recentemente in svariate occasioni, è arrivato il momento di guardare questo fantomatico No Man’s Sky dall’interno, andando dritti al cuore del suo gameplay. Ho infatti avuto modo di provare uno dei titoli più discussi dell’anno, sicuramente il più controverso degli ultimi mesi. Avviato il gioco, ho subito compreso cosa avevo tra le mani, cosa mi aspettava e il motivo della delusione di molti. Si inizia su un pianeta sconosciuto, con la propria astronave in avaria e dotati unicamente di un raggio per distruggere l’ambiente circostante così da ottenere materie prime per la sopravvivenza e per le riparazioni della navicella. La domanda che sorge spontanea è “perché?”. Perché sono in avaria? Cosa ci faccio su questo pianeta? Qual’è la mia missione?

Sul subito però ci si fa prendere dall’ansia della sopravvivenza, quella naturale tensione che ha da sempre caratterizzato la vita terrestre; nei primi 20 minuti di gioco c’è davvero una crescente angoscia nel riuscire a trovare i materiali per riparare i danni e per mantenere in funzione gli aspetti vitali del proprio personaggio.  Una volta compreso che in fondo questo pianeta non è poi così ostile, che tutto sommato non è così spiacevole esplorare un mondo nuovo alla ricerca di materiali, dovremmo essere ormai in grado di lasciare questo piccolo sasso stellare per intraprendere un viaggio nello spazio sterminato. E qui le domande di prima si fanno sentire più forti che mai. Qual’è lo scopo? Se fosse semplicemente sopravvivere, non avrei bisogno di lasciare questo pianeta. Che sia un messaggio degli sviluppatori per farci comprendere che con i nostri sempre crescenti vizi, camuffati da necessità, stiamo depauperando le materie prime del nostro pianeta? Che l’unica soluzione una volta esaurite sarà partire anche noi per un viaggio? Non ci è dato saperlo.

Però noi partiamo, come dei novelli Ulisse desiderosi di conoscenza; di fronte a noi lo spazio, immenso e virtualmente infinito. Una sensazione di onnipotenza tale da spingerci a limitarci ad approdare al pianeta a noi più vicino. Subito entrati nella sua atmosfera, notiamo una serie di insediamenti, probabilmente commerciali, a giudicare dalle piattaforme di atterraggio per svariate astronavi. Una volta atterrati, nessuno al di fuori del macchinario che ci consente commerciare.

Ora inizio davvero a farmi delle domande: qual’è lo scopo ultimo di questo gioco? Raggiungere il centro della galassia per poi ricominciare da capo? Farci comprendere quanto sia immenso e vuoto l’universo?

Non posso dire di essere soddisfatto da questo titolo. Troppo poco per un gioco così largamente annunciato e tanto acclamato; non ero tra quelli che si aspettavano il gioco del secolo, ma sicuramente mi aspettavo qualcosa in più, come ad esempio la possibilità di costruire anche solo edifici, come uno dei tanti survival che tanto piacciono alle software house indie, mi aspettavo la possibilità di giocare in multiplayer, magari dividendo i server per “sistema solare”, mi aspettavo molte cose che potevano essere  fatte tranquillamente, tra cui dare uno scopo a questa missione. Non mi ha nè coinvolto nè appassionato.

Una galattica occasione persa.

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